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Ancora roghi a Pomezia

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Il diritto al lavoro, il dovere della salute, sul posto di lavoro, nella città, nella scuola

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Il diritto al lavoro, il dovere della salute, sul posto di lavoro, nella città, nella scuola. E anche a Pomezia Incontro organizzato dalla Camera del Lavoro e la FLC Roma Sud Pomezia Castelli con gli s...

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Piattaforma Sociale Pomezia Castelli Colleferro Subiaco PDF Stampa E-mail

Piattaforma Sociale Pomezia Castelli Colleferro Subiaco


Premessa

La crisi che attraversa l’intero paese sta facendo sentire i suoi effetti ad ogni livello. Nel nostro territorio, che comprende Pomezia Castelli Colleferro e Subiaco, si registra un aumento di disagio e precarietà, non solo per le indigenze già esistenti (tutte le forme di povertà assolute e relative) ma anche per il notevole aumento di lavoratori in  cassa integrazione, mobilità e dei disoccupati...


La presente Piattaforma intende coniugare la concertazione sociale rivolta alle fasce più deboli della popolazione (anziani, malati cronici, diversamente abili ecc) con l’adozione di provvedimenti, anche transitori, che tengano conto degli effetti della crisi che centinaia di famiglie stanno avvertendo nei nostri Comuni.
Inoltre, la piattaforma trova i suoi presupposti nel  “Protocollo d’intesa Cgil Cisl Uil e Anci Lazio” siglato il 27 febbraio 2008 e nei recenti Accordi e Protocolli siglati con la Regione Lazio il 13 maggio 2009 e la Provincia di Roma del 10 luglio 2009, come sostegno istituzionale alla contrattazione territoriale che pone al centro del confronto negoziale:
-l’equità sociale
-la difesa dei redditi da lavoro dipendente  e da pensione
-il mantenimento e lo sviluppo della rete dei servizi sociali
-lo sviluppo locale socialmente sostenibile.

Ed è proprio da questi cardini che Cgil Cisl Uil territoriali (Pomezia, Castelli, Colleferro, Subiaco), unitamente alle categorie dei pensionati e del pubblico impiego, intendono avanzare le richieste contenute nella  presente piattaforma su tutto il territorio, per andare incontro ai bisogni emergenti della popolazione in difficoltà.

La piattaforma si suddivide di due parti:

1)la prima è relativa alle politiche di bilancio degli Enti Locali ed alle nostre richieste di equità sociale, mediante l’adozione di protocolli sul sistema della tariffe e dei tributi locali;
2)la seconda riguarda il sistema dei servizi sociali esistenti su questo ampio territorio ed i Piani di zona, che miri a sostenere i cittadini più indigenti, gli anziani, le giovani coppie. In particolare è necessaria una implementazione dell’integrazione socio-sanitaria.

Prima parte

Dopo l’abolizione dell’Ici sulla prima abitazione, per gli Enti Locali rimangono essenzialmente due fonti di entrata fiscale propria sulle quali è possibile agire in ambito negoziale: l’addizionale Irpef e la Tarsu/Tia.
La finanziaria del 2009 (art. 73 D. Lgs 133/09) prevede il blocco dell’imposizione locale con l’unica eccezione che riguarda la Tarsu (Tariffa rifiuti solidi urbani) per la quale è concesso ai Comuni di modificarne l’importo.
La Tarsu è definita dai regolamenti attuativi comunali che possono stabilire ulteriori forme di agevolazione rispetto a quelle già previste dalla legislazione nazionale, D. Lgs 507/93, che prevede il 33% di riduzione per abitazione con unico abitante, così come la totale esenzione per alcune categorie sociali o reddituali.

Le nostre proposte:
a)verificare i regolamenti comunali e le attuali fasce di esenzione (invalidi civili e  soglie di reddito Isee presenti);
b)allargare, anche temporaneamente, le fasce di protezione sociale inserendovi coloro che hanno perso il lavoro e i cassa integrati attribuendo loro una percentuale di riduzione;
c)incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani attraverso ulteriori quote di agevolazioni tariffarie.

Per quanto concerne invece l’addizionale comunale Irpef stante il blocco delle imposizioni locali, è possibile verificare l’utilizzo delle entrate derivanti dall’addizionale in sede di predisposizione del bilancio preventivo, finalizzandone almeno una parte a investimenti di carattere sociale.

Inoltre proponiamo:
1) rimodulazione del prelievo dell’addizionale per aliquote e scaglioni di reddito (così come già attuato da molte Regioni e Comuni);
2)incentivare la lotta all’evasione e all’elusione fiscale dei tributi locali, verificando con gli enti locali la quantità di risorse potenzialmente recuperabili;
3) generalizzazione dell’Isee come unico strumento di definizione della compartecipazione alla spesa.

Da tenere in considerazione e da sviluppare   ulteriori interventi quali ad esempio:
-  programmazione di piani per il risparmio energetico da adottare in tutti gli edifici comunali (così come nell’illuminazione delle strade) per poter poi destinare i risparmi a regime alle politiche sociali;
-  politica della casa (piani di investimento per nuove abitazioni di concerto con l’Ater) e sostegno abitativo per le famiglie in difficoltà;
- valutazione del trasporto locale e definizione di tariffe agevolato per anziani e lavoratori in CIG, mobilità o disoccupati;
- estensione ai Comuni dell’accordo Farmacap per  farmaci a prezzo scontato;
- verifica delle agevolazioni esistenti a sostegno del diritto allo studio.


Seconda parte

Per quanto concerne i Piani di Zona si avverte l’esigenza di una stringente valutazione di merito sui percorsi concertativi previsti dalle leggi vigenti e di una verifica  dei progetti attualmente in essere nei vari distretti. Pensiamo sia opportuno aprire dei tavoli di monitoraggio su ogni PdZ riguardanti in particolare:
la popolazione non autosufficiente: ricognizione del numero delle persone e valutazione dei loro bisogni;
l’assistenza domiciliare integrata: verifica dell’utenza coinvolta e sua implementazione; attivazione del  “punto unico di accesso” per l’Adi (assistenza domiciliare integrata) come vero e proprio pilastro dell’integrazione socio-sanitaria;
politiche di sostegno alle famiglie con pazienti affetti da morbo di Alzheimer o altre demenze mentali: centri diurni ecc.;
ricognizione delle Cooperative esistenti sul territorio che gestiscono i vari servizi sociali esternalizzati, e verifica della qualità del lavoro e dell’applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli operatori.
piani formativi per il personale delle cooperative.

Per quanto riguarda invece le condizioni di vita degli ospiti nelle RSA, CGIL CISL e UIL ritengono urgente monitorare, anche attraverso un’azione congiunta con le Associazioni presenti nei Comitati di Partecipazione, i seguenti elementi:

1)le rette di degenza;
2)gli standard assistenziali e strutturali definiti dalle delibere regionali;
3)i servizi e le piante organiche delle strutture.

Tale necessità nasce dalla preoccupazione che il fenomeno della istituzionalizzazione  (ricovero in struttura sanitaria) della persona anziana e non autosufficiente sia diventato l’unico rimedio all’assistenza e alla protezione di questi soggetti. Avvertiamo quindi il bisogno di riprendere il tema della deistituzionalizzazione e della priorità che l’anziano, il diversamente abile e il non autosufficiente, venga assistito a domicilio e che il ricovero avvenga solo nei casi per i quali l’alternativa domiciliare sia preclusa per ragioni oggettive e gravi.
Da qui l’importanza di rafforzare e implementare i servizi domiciliari e l’ADI (assistenza domiciliare integrata), chiedendo agli Enti Locali un ulteriore contributo affinché nei Piani di Zona questo elemento, già centrale, assuma un rilievo culturale e operativo.

Ulteriori proposte a difesa delle fasce deboli

L’attuale recessione economica e le conseguenze sociali che essa determina nelle fasce di popolazione più deboli, pone l’esigenza di una politica di difesa con interventi centrali (controllo dei prezzi e sanzioni dei fenomeni speculativi) e interventi locali tesi a difendere il potere d’acquisto dei pensionati e delle famiglie con bassi redditi attraverso tutte le forme di sostegno. Tra queste si ritengono utili, ad esempio:
la predisposizione di panieri di spesa di prodotti di largo consumo che consentano di acquistare generi di prima necessità a prezzi bloccati concordati con le catene di distribuzione e la rappresentanza sociale e sindacale;
gruppi di acquisto solidale, per rompere la filiera speculativa che genera rincari ingiustificati dei generi che dal produttore giungono al consumatore.