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Il diritto al lavoro, il dovere della salute, sul posto di lavoro, nella città, nella scuola

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Il diritto al lavoro, il dovere della salute, sul posto di lavoro, nella città, nella scuola. E anche a Pomezia Incontro organizzato dalla Camera del Lavoro e la FLC Roma Sud Pomezia Castelli con gli s...

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Ciampino, CGIL e LIBERA presentano la Campagna “IO RIATTIVO IL LAVORO" PDF Stampa E-mail

La necessità e l’urgenza di colpire al cuore le mafie, anche economicamente, e l’importanza di restituire i beni e le attività produttive alla collettività attraverso servizi, lavoro, sviluppo. E’ quello che è emerso nell’incontro tenutosi ieri a Ciampino, organizzato dal Presidio di Libera Ciampino-Marino e dalla CGIL Roma Sud-Pomezia-Castelli a sostegno della campagna IO RIATTIVO IL LAVORO.

La raccolta firme per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil e sostenuta da Libera per favorire l’emersione della legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata. "L'obiettivo degli incontri che si stanno svolgendo sul territorio è sì di raccogliere firme ma - sottolinea Carlo Cefaloni, del presisdio di Libera di Ciampino Marino - soprattutto, fare in modo che la questione si inserisca nel dibattito parlamentare e all'attenzione della società civile".

Giuseppe Cappucci, Segretario Generale della CdLT Roma Sud-Pomezias-Castelli, è entrato subito nel merito della questione parlando di numeri, numeri concreti: “ogni anno la criminalità organizzata fattura 170miliardi di euro, a cui si aggiungono 120miliardi di evasione. Proprio in questo momento di crisi, in cui l’Italia è a pezzi, appare ancora più chiara l’urgenza di recuperare queste risorse, che appartengono alla collettività, e mettere al sicuro tutti quei lavoratori coinvolti dalla chiusura delle aziende confiscate. E’ nella tradizione della Cgil stare dalla parte della legalità e del lavoro”.

Il compito di illustrare nel dettaglio la proposta di Legge, che va a proseguire il percorso avviato da Pio La Torre e a colmare dei vuoti legislativi, è spettato a Maria Cristina Cimaglia, esperta di Diritto del lavoro che ha collaborato proprio alla stesura del testo. Un testo la cui necessità emerge da un dato di fatto: le aziende confiscate alla mafie sono più di 1700, di queste  il 90% vengono liquidate e falliscono, con il risultato di circa 72 mila lavoratori che perdono il posto.  La Cgil, e insieme Libera, si sono poste il problema di queste risorse, della forza produttiva, del lavoro che vengono persi e hanno pensato di intervenire in modo complesso. “La proposta di legge parte da quattro filoni nell’affrontare la questione delle aziende confiscate– spiega Cimaglia – Il rimettere al centro dell’intervento dei soggetti pubblici le relazione industriali ed il confronto con il sindacato affinché ci sia un monitoraggio costante e vengano ripristinati i diritti sindacali all’interno delle attività confiscate; la tutela dei lavoratori attraverso gli ammortizzatori sociali e la possibilità dei dipendenti di costituirsi in cooperative e rilevare le aziende confiscate; il risanamento delle aziende stesse tramite  incentivi e prestiti erogati da un Fondo di rotazione; lo sviluppo del mercato”.

In conclusione  Marco Genovese, Settore beni confiscati di Libera Lazio, ha posto l’attenzione sull’importanza dello strumento della confisca che permette di agire sotto il profilo della repressione e della prevenzione. “Quando si colpisce la mafia dal punto di vista economico la si colpisce come organizzazione, in maniera tempestiva ed efficace. In seguito il riutilizzo sociale dei beni confiscati spezza il meccanismo per il quale intorno alla mafia si crea consenso e contribuisce a migliorare la qualità della vita, grazie all’offerta di servizi, lavoro pulito, sviluppo del territorio. La confisca è un modo di fare antimafia complesso che coinvolge più parti della società ed è bello che si porti avanti questa proposta di legge attraverso una petizione popolare”.

Un aspetto importante che anche Cappucci ha voluto sottolineare, perché la raccolta di firme per IO RIATTIVO IL LAVORO ha proprio il significato della partecipazione, del coinvolgimento delle persone che diventano protagoniste. Ed in questo momento di crisi della rappresentanza e di sfiducia ha un valore simbolico davvero importante.

 

11-05-2013