Io riattivo il lavoro. Cgil e Libera presentano la proposta di legge sulle aziende confiscate alla mafia Stampa

Nell’incontro tenutosi oggi presso l’Aula consiliare del Comune di Colleferro alla presenza di studenti, cittadini ed associazioni è stata illustrata la campagna IO RIATTIVO IL LAVORO. Un’iniziativa, ha spiegato Giuseppe Cappucci, Segretario Generale CdLT CGIL Roma Sud-Pomezia-Castelli, a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare, promossa dalla Cgil e sostenuta da Libera, per favorire l’emersione della legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata.

Il dibattito è stato introdotto da Roberta Liberati, Referente Presidio di Libera di Colleferro, ed è poi entrato nel vivo con l’intervento di Stefano D’Alterio, Responsabile Legalità della Cgil Roma e Lazio, che ha spiegato come la proposta di legge presentata dalla Cgil parta da lontano. Parte dalle figure di Placido Rizzotto e Pio La Torre, che ebbe l’intuizione di colpire la mafia anche dal punto di vista economico. “Da lì nacque la Legge Rognoni-La Torre che ha introdotto il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni. Oggi sono 12.000 in Italia i beni confiscati alle mafie, fra questi ci sono anche numerose aziende. C’è però un grande problema da affrontare: le aziende quando vengono confiscate falliscono e chiudono, con la conseguenza che i lavoratori perdono il posto. Tante volte ci siamo sentiti dire da questi lavoratori La mafia ci dà lavoro, lo Stato ce lo toglie. Questo pensiero è una grande sconfitta per lo Stato, le mafie solo apparentemente danno lavoro, nei fatti lo tolgono, perché tolgono sviluppo e futuro per i giovani”.

Marco Genovese e Maria Cristina Cimaglia, Settore beni confiscati di Libera Lazio, sono entrati nel dettaglio della proposta di legge sostenuta da Cgil e Libera. L’attuale legge che prevede l’utilizzo sociale dei beni confiscati in modo che tornino ai cittadini e alla società ha il doppio risultato di creare lavoro pulito dove prima c’era la mafia e di rappresentare un messaggio culturale forte di resistenza alle mafie. “Le aziende confiscate sono più di 1700,  solo 34 sono rimaste in attività e 72mila lavoratori sono stati licenziati – spiega Cimaglia - Ciò accade perché un’azienda confiscata affronta vari problemi, dalle ipoteche ai debiti con i fornitori. La proposta della Cgil tenta di porre rimedio ad una situazione complessa affinché i beni della mafia tornino alla collettività, attraverso un circuito virtuoso che unisca lavoro e legalità. Si parte dalla tutela dei lavoratori, attraverso un accesso universale agli ammortizzatori sociali, e dal ripristino delle relazioni sindacali e della rappresentanza. Si prevedono inoltre incentivi ed agevolazioni per chi investe nelle aziende confiscate e la possibilità degli stessi lavoratori di costituirsi in cooperative”.

In conclusione Cappucci ha invitato a firmare a sostegno della campagna IO RIATTIVO IL LAVORO e ha sottolineato l’importanza del lavoro in rete. “Bisogna raccogliere esperienze ed energie diverse per aprire delle prospettive nuove. E’ quello che abbiamo fatto mesi fa lanciando una vertenza su Colleferro sui temi di sviluppo, ambiente, legalità. Ora dobbiamo porci l’obiettivo a breve termine di un forum per capire come rilanciare queste idee ed intervenire su un territorio attanagliato dalla crisi”.

In questo incontro partecipato ed interessante, soprattutto per i molti studenti in sala, è pesata fortemente l’assenza dei sindaci dell’area che erano stati invitati, l’assenza di quelle istituzioni che devono essere baluardo di legalità e lotta alla mafia e che sono direttamente coinvolte nel riutilizzo dei beni confiscati.

 

20-04-2013