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Ancora roghi a Pomezia

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Il diritto al lavoro, il dovere della salute, sul posto di lavoro, nella città, nella scuola

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Il diritto al lavoro, il dovere della salute, sul posto di lavoro, nella città, nella scuola. E anche a Pomezia Incontro organizzato dalla Camera del Lavoro e la FLC Roma Sud Pomezia Castelli con gli s...

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Ravvedimento operoso. Un provvedimento tutto a favore dei datori di lavoro e che aiuta poco i migranti PDF Stampa E-mail

15 settembre-15 ottobre, è questa la finestra di tempo entro la quale i datori di lavoro possono mettersi in regola, assumendo regolarmente lavoratori stranieri.

E’ quanto prevede  il “Ravvedimento operoso”, un provvedimento ad hoc per i datori di lavoro, che tutela poco il lavoratore migrante e presenta una procedura assai complessa. Molti sono i punti del provvedimento che risultano problematici, a partire dal contributo di 1.000 euro che dovrebbe essere a carico del datore di lavoro, ma che nella realtà rischia di essere pagato dai lavoratori stessi. Inoltre sono molti i requisiti che il lavoratore deve soddisfare per veder accolta la propria domanda che, se rifiutata, comporta l’espulsione per l’immigrato, mentre il datore di lavoro vede comunque cancellato ogni illecito relativo all’assunzione di irregolari. Solo una delle tante ingiustizie avallate da questa “sanatoria” che la Cgil  ha discusso durante l’ultimo Dipartimento Immigrazione Nazionale, definendola pessima, “non razzista ma addirittura classista”, infatti facilita alcuni e penalizza molti.

“Il nostro timore – spiega Piero Soldini, responsabile Uff. Immigrazione della Cgil – è che questo provvedimento non risolva i problemi dei circa 500mila irregolari presenti in Italia”.

La prima discriminante riguarda i tempi. La domanda può essere presentata solo dal datore di lavoro che al momento della domanda occupa lavoratori stranieri almeno dal 9 maggio. A sua volta il lavoratore deve dimostrare la propria presenza in Italia almeno dal 31 dicembre in modo continuativo tramite, si legge nella norma, “documentazione proveniente da organismi pubblici”. Peccato che non sia chiaro quale siano le documentazioni da ritenersi valide, senza contare che questo meccanismo può portare ad un “mercato delle prove”, con fenomeni di corruzione, vendita di certificati falsi e situazioni di ricattabilità  del lavoratore straniero.

Si apre poi il problema del tipo di contratto, sarà possibile regolarizzare solo i rapporti full time, con l’unica deroga per il lavoro domestico. Altro punto che genera discriminazione, spiega Soldini, è il fatto che il datore di lavoro straniero potrà presentare domanda di regolarizzazione solo se dotato di carta di lavoro, mentre non è valido il permesso di soggiorno. Un ulteriore distinzione, questa volta fra datore di lavoro italiano o straniero che deve dimostrare di essere più che regolare!

Insomma, questa disposizione non sembra poter risolvere i problemi degli immigrati irregolari ed anzi rischia di causare ulteriori ingiustizie, contenziosi, estreme difficoltà per gli uffici immigrazione.

“Un’occasione mancata – prosegue Soldini -  per fare una grande ed illuminata operazione. Ma come sindacato abbiamo il dovere di fare un lavoro corale per tutelare i lavoratori”. Un invito raccolto appieno dal nostro territorio dove  l'ufficio migranti e tutti i servizi sono già operativi  nel senso indicato dalla CGIL. Nonostante il giudizio negativo e le contraddizioni evidenziate dal sindacato riguardo questo  provvedimento, l’obiettivo  è quello di fare il massimo per qualsiasi datore di lavoro voglia usarlo per regolarizzare i  propri lavoratori, affinché non siano proprio questi ultimi a pagare le conseguenze di una norma che non affronta come dovrebbe i problemi dei migranti che lavorano in Italia.

 

In questi giorni sul nostro territorio gli sportelli migranti stanno lavorando a pieno ritmo, per soddisfare le numerose domande che stanno pervenendo, tanto che probabilmente ci sarà una proroga dei tempi, e soprattutto per analizzare attentamente tali domande. Infatti il rischio è che, dopo il congruo pagamento dei 1000 euro, non tutte le richieste di regolarizzaioni vadano a buon fine, con i relativi problemi per i lavoratori e la perdita della somma versata.