Primo piano

Il diritto al lavoro, il dovere della salute, sul posto di lavoro, nella città, nella scuola

News image

Il diritto al lavoro, il dovere della salute, sul posto di lavoro, nella città, nella scuola. E anche a Pomezia Incontro organizzato dalla Camera del Lavoro e la FLC Roma Sud Pomezia Castelli con gli s...

Leggi tutto...

" Pomezia: Quali idee e risorse per uno sviluppo industriale sostenibile" - 13 febbraio Hotel Enea

Martedì 13 febbraio la Cgil di Roma Sud Pomezia Castelli promuove a Pomezia un convegno dal titolo" Pomezia: Quali idee e risorse per uno sviluppo industriale sostenibile", ore 9,30 presso l’Hotel Enea, via del Mare ...

Leggi tutto...

MORE_IN: Primo piano

Tra cultura e diritti delle donne, lo spettacolo "La città di plastica" presentato a Velletri dallo SPI CGIL PDF Stampa E-mail

Ha registrato un grande successo e commenti di sincero apprezzamento lo spettacolo “La città di plastica. Nel giardino dei sogni”, organizzato dallo SPI CGIL in collaborazione con CdLT, FIOM, SLC Roma Sud-Pomezia Castelli, con il patrocinio del Comune di Velletri. Lo spettacolo, tenutosi il 4 aprile nella splendida cornice del Teatro Artemisio di Velletri, e messo in scena dalla Compagnia della Luna, racconta la storia di tre donne attraverso il testo di Silvia Resta, Francesco Zarzana e la regia di Norma Martelli.

 

Sulla scena tre storie di donne contemporanee, interpretate dalla bravissima Claudia Campagnola. Tre donne che vivono e lottano in Paesi lontani e diversi, accomunate da uno stesso sogno di libertà e da una stessa realtà di diritti negati.

Differenza di genere, violenza sulle donne, lavoro, diritti, libertà, uguaglianza sono temi cari alla Cgil che ha fortemente voluto questo spettacolo a conclusione di “Marzo donna”, un mese di iniziative tutte dedicate alle donne.
“Pensiamo che le tenebre si dissipino solo se c’è cultura – ha esordito Rosa Carbone, Segretaria generale dello SPI territoriale, presentando lo spettacolo – senza cultura c’è il buio, il Paese non ha sviluppo. Come Spi Cgil tentiamo di rimettere al centro la cultura, anche con iniziative come quella di oggi, per costruire un Paese più ricco, più bello, più piacevole da vivere”. Cultura e diritti delle donne i temi della serata, come sottolineato da Fioralba Giordani, Segretaria della Camera del Lavoro: “Abbiamo bisogno di storie e di sogni, anche da Paesi lontani. Dobbiamo combattere anche per questo
altrove, dove i diritti delle donne sono calpestati, dove tantissimo di quello che abbiamo conquistato nel corso degli anni ancora non c’è”.

E quando calano le luci e si apre il sipario conosciamo Neda Salehi Agha Soltan, la studentessa uccisa a Teheran, durante le proteste divampate dopo le elezioni presidenziali del 2009 e barbaramente represse dal regime. La sua storia ha emozionato il mondo grazie alla diffusione di un video amatoriale che ne ha documentato la morte.
Dall'Afghanistan, la storia di Hanifa. E lo strazio di migliaia di ragazze che per sfuggire alla schiavitù dei matrimoni combinati, all'orrore di un marito vecchio e brutto, scelgono di darsi fuoco. Si cospargono di benzina e si bruciano. Alcune muoiono, altre finiscono ustionate a vita come Hanifa che dice: “Sarò finalmente una donna libera, perché a noi ustionate nessuno ci vuole sposare. Noi non tentiamo il suicidio, il fuoco è la nostra strada per la libertà”.
Dal Kenya, l' ultima protagonista: si chiama Rose. Come le rose che lei va a tagliare, nelle serre sul lago Neivasha. Costretta per pochi dollari a respirare polveri tossiche e concimi killer, dieci ore al giorno sotto i teloni a più di quaranta gradi. Una città di plastica, sorta per il profitto delle multinazionali, che avvelena il lago e le persone, producendo tumori insieme ai fiori. Fiori che finiscono in occidente, comprati “per vederli appassire”, scambiati come simbolo d' amore.

 

Lo spettacolo ha colpito l’animo degli spettatori, coinvolti da storie tanto drammatiche e violente, da tanta ingiustizia e da realtà intollerabili e da un testo intenso, scarno, mai retorico. Il cerchio si apre e si chiude con Neda, che in persiano vuol dire messaggio, voce. “La notte in cui fui uccisa un ragazzo urlò da una finestra aperta il mio nome, e dopo di lui una donna, un vecchio e poi tanti altri. Da allora tutte le notti, da tutte le finestre di tutte le strade di Teheran gridano Neda, Neda, Neda… Fanno sentire la loro voce, affidano il mio nome al vento, non hanno paura. Voi fate in modo che il mondo sappia”.

La Cgil è una di quella voci, non tace, per non dimenticare queste storie, per non accettare le ingiustizie, per cambiare realtà che non ci piacciono, per conquistare e difendere i diritti di tutte e tutti.

 

GALLERIA FOTOGRAFICA

 

08-04-2013