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Donne, lavoro, migrazione, aspettative e difficoltà. Le riflessioni delle protagoniste e le proposte del sindacato nel convegno svoltosi a Frascati PDF Stampa E-mail

“Il lavoro delle donne migranti”, a questo tema la CdLT Roma Sud-Pomezia-Castelli, con il patrocinio del Comune di Frascati, ha voluto dedicare una riflessione ed un approfondimento. Nell’Aula Consiliare si è discusso di un tema che è interno alla stessa ragione sociale della CGIL, il lavoro, le donne e la migrazione.

Temi importanti e concreti, quotidiani, come ha ribadito Giuseppe Cappucci, Segretario generale della CdLT, che ha presieduto i lavori, suddivisi in due sessioni.

 

La prima, dedicata alle testimonianze dirette di donne provenienti da vari Paesi che vivono e lavorano in Italia, è stata introdotta da Sonia Dosti, dell’Ufficio Migranti del Comprensorio: “Questa di oggi è un’occasione per confrontarci e riflettere e per capire insieme come agire in futuro. Il lavoro delle donne migranti è una ricchezza, ma i problemi sono molti, a partire dal lavoro nero. Una piaga per tutti, a cui si aggiunge, per un migrante, il rischio di non poter rinnovare il permesso di soggiorno. Grazie anche all’intervento del sindacato si è ottenuto il prolungamento del permesso di soggiorno fino a 12 mesi, per la ricerca di occupazione. Sul piano legislativo però, c’è ancora molto da fare”.

Molte le testimonianza delle donne migranti che hanno raccontato la loro esperienza, donne di paesi diversi e con professionalità e lavori differenti. Spesso con titoli di studio non riconosciuti e non utili all’inserimento nel nostro mondo del lavoro. Catalina Petrascu, ricercatrice presso il laboratorio di Fisica di Frascati, un’eccellenza e la dimostrazione di una presenza qualificata e spesso misconosciuta nel nostro paese; Oxana Andrusyk, che lavora da 11 anni in Italia, ma ora rischia di perdere con il lavoro anche il permesso di soggiorno, e Nardos Kenfe, infermiera all’ospedale di Genzano e rappresentante sindacale della Cgil.

Alle loro voci, si sono unite quelle delle rappresentanti della Chiesa Battista Evangelica e delle associazioni CICAR e ATS-Caritas Frascati che operano sul territorio, con grande impegno, per modificare le condizioni quotidiane delle migranti. Costituiscono, inoltre, con la CGIL e le forze sociali presenti, una rete che chiede modifiche legislative, a cominciare dalla legge sulla cittadinanza, consentendo il diritto ai nuovi nati e il voto amministrativo ai residenti in Italia.

 

“La Cgil sta facendo un lavoro coinvolgente ed approfondito sui temi del lavoro e della migrazione. La migrazione risponde ad un legittimo desiderio di miglioramento, risponde al sogno di una vita migliore, per queste persone e per i loro figli. La risposta che sapremo dare misura la civiltà del Paese, del nostro. Per anni abbiamo dato una risposta a queste aspettative, insufficiente, ma positiva. Negli ultimi tempi però, con una legislazione retriva, non più tollerabile, e la perdita complessiva di lavoro e diritti che la crisi ha imposto, qualcosa si è spezzato. Come sindacato abbiamo la responsabilità di dare delle risposte alle donne, alle migranti, alle lavoratrici. Abbiamo la necessità e il dovere di costruire legami e pesare come elemento di cambiamento. La strada è lunga, questo incontro è solo un inizio. Occorre capire il progetto di vita che ha portato queste donne in Italia, se si è realizzato, se si è interrotto o è cambiato. E’ un passo per capire di più e meglio, perché il meglio è sempre possibile”. Così Fioralba Giordani, Segretaria della CdLT e Responsabile del Coordinameto Donne del territorio, ha introdotto la seconda sessione dei lavori, dedicata proprio al sindacato e alle categorie in cui è più presente il lavoro delle donne migranti.

La Funzione Pubblica è una di queste categorie. Si occupa, fra l’altro, delle cooperative sociali dove, ha ricordato Marco Frezza, Segretario FP del territorio, c’è un’altissima percentuale di lavoratrici straniere e dove spesso le condizioni di lavoro sono ingiuste e poco dignitose. Anche il Sindacato Pensionati Cgil, con l’intervento di Rosa Carbone, che è Segretaria generale del comprensorio Spi Roma Sud-Pomezia-Castelli, ha parlato di un Paese che si è involuto, in cui nella crisi ognuno pensa ai propri piccoli interessi, dimenticando la comunità e il benessere collettivo. In questo contesto la vita ed il lavoro per le migranti diventano più difficili, di fronte a ciò la Cgil “deve conoscere bene il problema ed intervenire. Certo in questo momento politico ed economico anche per noi come sindacato dare risposte è difficile. Ma dobbiamo continuare a lavorare ogni giorno per un Paese migliore, che dia lavoro a tutti ed accolga i migranti ed i loro figli”.

Claudia Bella, Responsabile del Coordinamento donne Cgil Roma e Lazio, ha sottolineato come “la Cgil debba essere luogo d’incontro fra generazioni, generi, culture. E questo chiama in campo le donne migranti per costruire dei percorsi comuni, insieme. Il loro lavoro è una risorsa, una leva di sviluppo. Combattere le discriminazioni non è una questione solo di equità ma di efficienza, per superare una crisi fondata in gran parte sulle diseguaglianze”.

 

Le conclusioni di Silvia Ioli, Segretaria Cgil Roma e Lazio, hanno voluto ricordare la storia degli italiani, un popolo di migranti, una storia che ora sembra dimenticata. “L’Italia è imbrigliata in leggi e norme non accoglienti ma respingenti, che non tengono in considerazione i mutamenti sociali ed i bisogni reali. Abbiamo bisogno di un’inversione a livello culturale e soprattutto politico. E’ vero che c’è un taglio delle risorse ma manca soprattutto una chiara volontà politica. Come Cgil stiamo facendo una battaglia contro l’evasione e per il recupero di risorse da destinare al welfare, tema che riguarda tutti e tutte le fasce sociali più esposte, non solo i migranti. Il nostro Piano del lavoro, del resto, chiama tutti e tutte al tema del lavoro dignitoso che dia diritti e cittadinanza, tenendo dentro le parole d’ordine dei migranti e degli autoctoni, senza distinzione alcuna. In fondo la nostra società è già cosi, con dentro tutti”.

 

E per chiudere, alla ricchezza della diversità, alle parole, sono seguiti i fatti, con un piacevole buffet multietnico che ha unito la tradizione della torta pasquale frascatana ai dolci della cucina araba. Perché l’incontro, la conoscenza ed il rispetto passano anche attraverso i momenti di convivialità.

 

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02-04-2013