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Antonelli Dolciaria di Labico condannata per condotta antisindacale dal Tribunale del lavoro PDF Stampa E-mail

Ad un mese dalla firma dell’accordo separato sulla cassa integrazione e mobilità (siglato dalla Fai-Cisl e dalla Uila-Uil), la Società Antonelli Industria Dolciaria Spa (Labico) è stata condannata per comportamento antisindacale nei confronti della Flai Cgil Pomezia Castelli Romani.
Ad annunciarlo è proprio la Flai Cgil, nella persona del Segretario Moranti Gianfranco.


Il giudice del lavoro di Velletri ha dichiarato l’antisindacabilità della condotta della Antonelli Industrie Dolciaria Spa, la fabbrica alimentare di Labico che il 4 marzo 2011 ha aperto una procedura per 35 licenziamenti su 81 dipendenti conclusasi con accordo senza la firma della Flai Cgil.
Il management aziendale aveva rifiutato di riconoscere la nomina di 2 rappresentanti sindacali della Flai Cgil Pomezia Castelli Romani, aveva negato il permesso sindacale agli stessi per partecipare alla riunione sindacale con l’azienda per discutere la procedura dei licenziamenti.
 Inoltre è stata rilevata una condotta antisindacale perché l’azienda aveva affisso in bacheca aziendale alcune note rivolte alla Segreteria con le quali si comunicava il rifiuto del permesso sindacale
La condotta datoriale è stata pertanto oggettivamente lesiva degli art. 19 e 23 dello Statuto dei Lavoratori, oltre che dei conseguenti diritti di consultazione nella procedura di mobilità.
Il Giudice del lavoro, pertanto, ha ordinato alla Società Antonelli Dolciaria Spa  di riconoscere la nomina dei 2 rappresentanti sindacali Flai Cgil, di assicurare agli stessi tutti i diritti sindacali riconosciuti dalla legge e dal CCNL compreso il riconoscimento del permesso sindacale che non era stato retribuito.
Inoltre ha condannato la Antonelli Spa al pagamento delle spese processuali oltre iva e cap.
Questa sentenza – secondo Moranti Gianfranco – oltre che affermare un diritto inalienabile dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali, rimette in discussione la procedura di mobilità e l’accordo sulla cassa integrazione siglato in Regione.
Infatti, continua Moranti, avendo il giudice del lavoro accertato la lesione del diritto di consultazione nella procedura di mobilità perché è stato impedita la partecipazione dei 2 rappresentanti sindacali al tempo disconosciuti dalla stessa azienda, si ritiene che la stessa procedura presenti un vizio di forma, pertanto tutti gli effetti conseguenti potrebbero considerasi nulli.
Per questo, la Flai Cgil presenterà un altro ricorso giudiziario che attesti l’illegittimità del provvedimento di sospensione in cigs adottato nei confronti del proprio rappresentante sindacale, sospeso dal lavoro ormai da 2 mesi.
Inoltre, metteremo in discussione i criteri di scelta dei dipendenti sospesi e i criteri di rotazione mai discussi con la Flai Cgil e i propri rappresentanti sindacali.
Ad oggi risulterebbero sospesi solamente 2 dipendenti, di cui uno è proprio il rappresentante sindacale della Flai Cgil, mentre altri dipendenti sarebbero stati richiamati a lavorare e non è dato sapere le motivazioni e quali criteri sono adottati.
Tra l’altro lo stesso rappresentante sindacale della Cgil è stato tra i primi  a ricevere la lettera di sospensione in Cassa integrazione per 3 mesi.
Quell’accordo - continua Moranti - non fu firmato dalla Organizzazione Sindacale Flai Cgil perché si definivano da subito il numero dei dipendenti da licenziare (circa 24) a fine percorso della stessa Cassa Integrazione; Contrariamente si poteva definire un percorso alternativo che preveda solamente la cassa integrazione e che avrebbe portato le Organizzazioni sindacali dopo un anno, effettuati gli  investimenti dichiarati e quindi la ristrutturazione, a verificare eventualmente le azioni da intraprendere per trovare soluzioni alternative ad eventuali residue eccedenze di personale.
L’azienda, a suo tempo aveva manifestando chiaramente la non volontà di effettuare questo percorso avendo così mano libera nella gestione e senza confrontarsi con i rappresentanti sindacali della Flai Cgil.
Inoltre, aggiunge Moranti della Flai, non risulta che l’accordo siglato in Regione Lazio sia stato sottoposto al vaglio dei dipendenti.
Siamo aperti al dialogo - conclude Moranti – ma quando questo porti il rispetto dei diritti, il rispetto della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici all’interno dei luoghi di lavoro.  Questi sono i pilastri principali per gettare un confronto serio e costruttivo.

La segreteria  Flai Cgil Pomezia Castelli Romani