Primo piano

Il Centro Meta rischia di chiudere.CdLT "tutelare questo spazio di aggregazione e l'occupazione"

Ci giunge notizia che il Centro di Aggregazione giovanile Meta, attivo da quasi 20 anni  nel territorio del  VII Municipio , nei pressi del Parco della Caffarella ,ha cessato in questi giorni, forse in via ...

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CdLT: “Incendio Eco X. Servono risposte e presa di responsabilità da parte delle istituzioni preposte”

Quanto dovremo aspettare ancora? Quando i cittadini di Pomezia potranno vedere finalmente il loro territorio libero dai rischi di contaminazione, di inquinamento, di avvelenamento? L’incendio e il successivo disastro ambientale prodottosi il 5 maggio u.s. ...

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Risultato del voto sull’accordo separato del 22 gennaio PDF Stampa E-mail

In Italia milioni di nuovi cittadini stanno diventando le vittime dell’insicurezza economica e del disagio sociale. Abbiamo assistito negli ultimi mesi a vere e proprie campagne di criminalizzazione contro immigrati e rom. Lo straniero, il diverso, l’escluso è diventato troppo spesso vittima di violenza. La paura non può che creare violenza.

Molte associazioni hanno deciso di reagire.

Tante associazioni, di ogni estrazione, con storie diverse. Un solo obiettivo.
Uno sforzo collettivo e concreto che, nei prossimi mesi, vuole dare voce e credibilità a un messaggio di "lungo respiro" che sappia creare e supportare una reazione coordinata al razzismo e alla paura.

Dobbiamo sostenere i diritti e la dignità di ognuno. Su tutto il territorio e in ogni circostanza.

Vogliamo dare visibilità a una realtà che già esiste, creare una rete che colleghi e dia energia all’indignazione e ai sentimenti di solidarietà che, benché siano già presenti nelle realtà sensibili al tema, faticano ad emergere.
E vogliamo coinvolgere in questo percorso il maggior numero di persone possibili, di ogni età, per chiamare tutti all’assunzione delle proprie responsabilità. L’adesione deve trasformarsi in partecipazione e impegno concreto.
Vogliamo creare una rete nazionale per una società più libera, più democratica e con un futuro, che sappia trovare nelle realtà locali, sul territorio, la sua vera linfa vitale. Un percorso articolato e coordinato, nel quale il lavoro e l’impegno quotidiano dei singoli si inseriscono in una cornice comunicativa comune, che sappia placare la paura dello straniero strumentalizzata dalla politica e dai media.

Parte la campagna contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro, e ha bisogno di tutti noi.
Questa non è una raccolta di firme. Non solo.
Vi chiediamo di partecipare, di organizzare degli eventi, di informarvi e di informare, di comunicare. Di reagire.

Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.

Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.

Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro.

Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia.

Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.

Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.

Accordo separato sul modello contrattuale: ben oltre tre milioni di persone votano alla consultazione promossa dalla CGIL. Il 96% boccia sonoramente un accordo sbagliato

Tantissimi lavoratori, pensionati, giovani hanno partecipato al voto. In proporzione ha votato una quantità di persone maggiore che in occasione di altre consultazioni promosse unitariamente. Praticare la democrazia è una scelta che risulta fortemente condivisa. L’accordo separato sul modello contrattuale raccoglie una massa enorme di giudizi negativi

30/03/2009

Tremilioniseicentoquarantatremilaottocentotrentasei.

Scrivere il numero delle donne e degli uomini (lavoratori, pensionati, precari) che hanno partecipato alla consultazione promossa dalla sola CGIL sull’accordo separato, relativo al modello contrattuale del 22 gennaio scorso, rende ancora più evidente il grande risultato raggiunto.

Ricapitoliamo: nel mese di gennaio la CGIL chiede a CISL e UIL di promuovere, come fatto in altre occasioni, una consultazione unitaria sull’Accordo relativo al modello contrattuale. A fronte del loro rifiuto, la CGIL promuove la consultazione da sola (il voto si è concluso venerdì 27 marzo).

Considerato che la democrazia deve sempre sposarsi con la trasparenza, le regole adottate per gestire il voto in questa occasione sono state le stesse condivise con CISL e UIL nel 2007. Inoltre, grazie alla rigorosa tenuta dei seggi, abbiamo respinto tentativi di inquinare il voto.

Hanno partecipato alla consultazione promossa dalla CGIL 3.643.836 persone, che sono il 71% circa di quanti votarono nel 2007 alla consultazione promossa da CGIL, CISL e UIL in occasione della sottoscrizione con il Governo Prodi del Protocollo relativo al welfare.

Per rendere ancora più evidente il grande significato democratico che condensa questo risultato basti pensare che nel 2007 votarono 5.128.507 lavoratori e pensionati, pari al 42,41% della rappresentatività di CGIL, CISL e UIL che era di 12.092.687 tra iscritte e iscritti.

Se applicassimo lo stesso rapporto percentuale con gli iscritti alla CGIL, per reggere il confronto con il 2007, avrebbero dovuto votare 2.174.999 persone. Invece i 3.643.836 votanti nel 2009 rappresentano, rispetto ai 5.734.855 iscritti alla CGIL al 31 dicembre 2008, il 63,54%.

Complessivamente la CGIL da sola porta al voto oltre i 2/3 dei votanti del 2007.

Sempre in materia di confronti, nel 2005, nella consultazione promossa dalle tre Confederazioni in occasione della sottoscrizione del Protocollo, votarono 4.429.096 lavoratori, mentre in occasione della consultazione relativa al Protocollo del 23 luglio 1993 sulla politica dei redditi e sugli assetti contrattuali votarono 1.327.290 lavoratori.

Siamo quindi di fronte ad un risultato enorme sul versante della partecipazione e del voto, la dimostrazione concreta che il valore della democrazia è un valore attualissimo per lavoratori, pensionati, precari e che, tutte le volte che si mette in campo la richiesta di un pronunciamento, la partecipazione è molto alta perché le persone vogliono poter determinare le scelte che le riguardano. In questa direzione lo slogan che abbiamo adottato per la consultazione “Io voto, io conto” rappresenta al meglio il risultato ottenuto.

Inoltre la CGIL ha portato al voto una quota molto alta di non iscritti che, con la loro partecipazione, hanno rafforzato le ragioni della democrazia nel rapporto con i lavoratori.

L’esito della consultazione è, poi, nettissimo: il 96,27% esprime il proprio deciso dissenso all’accordo separato sul modello contrattuale.

Tutto ciò rappresenta un valore aggiunto rilevantissimo e mette a disposizione un risultato che dovrebbe consigliare attente riflessioni a più di una forza sociale, alle nostre controparti e al Governo.